La Route 66 non è solo una strada, è un mito, una leggenda che attraversa l’America e il tempo. Percorrerla tutta, da Chicago a Santa Monica, è come vivere un film on the road, fatto di paesaggi incredibili, incontri speciali e quel senso di libertà che solo un viaggio su quattro ruote può darti.
In queste due settimane abbiamo attraversato otto stati, ognuno con la sua personalità e i suoi tesori da scoprire, vivendo ogni giorno un’avventura diversa. Giorni di guida per percorrere quella strada leggendaria che per decenni è stata simbolo del sogno americano e che oggi continua a raccontare storie a chi decide di percorrerla.

Da una colazione con pancake a Chicago all’emozione di vedere il tramonto sul molo di Santa Monica, è stato un viaggio che ci ha riempiti di immagini, sapori e ricordi indelebili. Ci siamo fermati in posti assurdi, come il Cadillac Ranch con auto piantate nel terreno, abbiamo mangiato in diner che sembravano usciti da un film anni ’50, fatto tappa in vecchie stazioni di servizio e persi in chiacchiere con chi ha visto la Route 66 nei suoi anni d’oro.
Ogni curva della strada era una scoperta: i murales di Cuba, le praterie infinite dell’Oklahoma, il deserto dell’Arizona, e persino Las Vegas con le sue luci folli, una deviazione che ci siamo concessi perché in fondo, in un viaggio come questo, le regole le scrivi tu.
Insomma, è stato un viaggio che ci ha fatto innamorare un chilometro dopo l’altro. Perché la Route 66 non è solo una strada, è un viaggio nell’anima dell’America, un mix di nostalgia e avventura che ci ha fatti sentire parte di qualcosa di più grande. E tornati a casa, non potevamo non scrivere il nostro diario di viaggio, un itinerario di due settimane da Chicago a Los Angeles che racchiude cosa vedere lungo la Route 66.
Giorno 1: Arrivo a Chicago
Il nostro viaggio lungo la Route 66 è finalmente iniziato…Chicago stiamo arrivando! Una parte del gruppo è partita da Milano e ha fatto scalo a Roma, dove si sono uniti e a noi e al resto del gruppo. L’entusiasmo era alle stelle, e dopo un caffè veloce e un po’ di chiacchiere sul programma, ci siamo imbarcati tutti insieme per il volo diretto verso Chicago.
L’arrivo negli Stati Uniti, intorno alle due del pomeriggio, è stato emozionante: eccoci finalmente alla partenza di un’avventura che avevamo sognato per mesi. Dopo aver ritirato le auto a noleggio, ci siamo diretti verso il centro città per iniziare a familiarizzare con Chicago. La prima tappa è stata Lincoln Park: un’oasi di tranquillità lontana dal caos della città, dove abbiamo passeggiato e cominciato a sentirci un po’ più rilassati dopo tutte quelle ore di volo.

Dopo questa prima sosta, era ora di andare in hotel per il check-in. Finalmente una doccia e un po’ di riposo! Dopo esserci ricaricati con un’oretta di pausa, abbiamo deciso di uscire per esplorare un po’ la città.
Era tardo pomeriggio, il momento ideale per fare una passeggiata sul Riverwalk, uno dei luoghi più belli della città. La luce del tramonto rendeva l’atmosfera ancora più suggestiva, con il fiume che rifletteva gli edifici alti e maestosi di Chicago. Camminando lungo il fiume, tra chiacchiere e qualche foto, ci siamo subito affezionati alla città.

Per cena, troppo stanchi per scegliere qualcosa di troppo elaborato, ci siamo diretti all’Hard Rock Cafe, che era vicino al nostro hotel. La cena è stata semplice ma perfetta per concludere questa prima giornata.
Dopo cena, non c’è stato spazio per altro: la stanchezza si è fatta sentire, e siamo tornati in hotel per una bella dormita. Eravamo già elettrizzati per il giorno successivo, quando avremmo iniziato a scoprire Chicago sul serio e dato il via ufficiale alla nostra avventura sulla Mother Road.
Giorno 2: Alla scoperta di Chicago
Il secondo giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è stato dedicato alla scoperta di Chicago, e cosa c’è di meglio che iniziare la giornata con una colazione tipica americana? Così ci siamo fermati da Wildberry Pancakes and Cafe, dove abbiamo assaporato una colazione super abbondante, con dei pancake che erano davvero una delizia.
Terminata la colazione, ci siamo diretti verso l’Osservatorio 360 Chicago: dall’alto, la vista della città è davvero spettacolare, con il lago Michigan che si estende all’orizzonte.

Dopo l’osservatorio, ci siamo diretti al Navy Pier, uno dei luoghi iconici di Chicago. È un posto perfetto per passeggiare, fare qualche foto e magari fare una sosta per mangiare qualcosa. Ovviamente, non potevamo perderci una deep dish pizza da Giordano’s, uno dei locali più famosi della città per questa specialità. Non è stata la cosa più buona del mondo, ma ci ha lasciato soddisfatti e pronti per continuare l’esplorazione.
Abbiamo proseguito il nostro giro lungo la Magnificent Mile, una delle strade più famose della città, piena di negozi, caffè e grattacieli. È qui nelle vicinanze che si trova il famoso Chicago Theatre, dove non potevamo non fare una foto alla sua insegna simbolo.

Dopo ci siamo fermati al Millennium Park, dove abbiamo ammirato il famoso Cloud Gate, la scultura a forma di fagiolo che riflette il cielo e lo skyline di Chicago. Accanto a Cloud Gate, c’è la Crown Fountain, un’installazione artistica con enormi schermi che proiettano i volti degli abitanti di Chicago con l’acqua che sgorga dalle loro bocche. E poi, ovviamente, non abbiamo potuto fare a meno di fare una sosta per scattare la foto ai cartelli che segnano l’inizio e la fine della Route 66.

Per cena, abbiamo scelto di portare il gruppo da House of Blues Restaurant & Bar, un locale che mescola ottimo cibo e musica blues dal vivo. L’atmosfera era davvero unica, con il suono della musica che ci accompagnava mentre mangiavamo. Un bel modo per concludere la nostra esplorazione di Chicago!
Giorno 3: Da Chicago a Springfield
Il terzo giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è stato finalmente quello in cui abbiamo messo in moto l’auto e abbiamo cominciato a percorrere davvero la leggendaria “Mother Road”. Partendo da Chicago, ci siamo diretti verso sud, con l’emozione di fare il nostro primo vero tratto di strada lungo questa iconica autostrada americana.
La giornata è iniziata con una sosta a Joliet. Non è una delle tappe più famose della Route 66, ma ci siamo fermati per ammirare le statue dei Blue Brothers su tetto della gelateria Rich & Creamy, fare una foto sui mattoncini originali della Route 66 davanti Dick’s Towing, e soprattutto per acquistare il passaporto della Route 66 da Illinois Rock & Roll Museum on Route 66. Questo è uno dei souvenir più belli che potete portare a casa da un viaggio lungo la Route 66, cercando di collezionare quanti più timbri possibili!

La nostra prossima fermata è stata Polk-a-Dot Drive In, uno di quei diner vintage che sembrano essersi fermati agli anni ’50. Qui abbiamo preso un caffè e un paio di snack, immersi nell’atmosfera retro che sembra aver conservato intatto il fascino degli anni d’oro della Route 66.
Risaliti in macchina, ci siamo diretti verso Gardner, dove abbiamo fatto una breve sosta per ammirare The Shop On Route 66 (dove il proprietario sembrava non volerci far andare via xD), Two Cell Jail e Riviera Restaurant.

Il nostro percorso ci ha poi portato da Ambler’s Texaco Gas Station a Dwight e alla Standard Oil of Illinois Gas Station di Odell. Queste stazioni sono un vero tuffo nel passato, con il loro stile retrò che ti fa sentire come se il tempo si fosse fermato. Non potevamo non fermarci per una foto con queste vecchie pompe di benzina, che ci hanno fatto sentire come dei veri viaggiatori degli anni ’20.
Più tardi siamo arrivati a Pontiac, una tappa che si è rivelata una delle più interessanti della giornata. Il Route 66 Hall of Fame Museum è un vero tuffo nella storia della strada, con fotografie, cartelli vintage e oggetti che raccontano la sua evoluzione dal 1926 ad oggi. Ma la vera chicca di Pontiac sono i murales che decorano i muri della città, tutti dedicate alla Route 66.

Dopo ci siamo fermati alla Sprague’s Super Service Station e al Funks Grove Pure Maple Sirup, famoso per il suo sciroppo d’acero artigianale, ma purtroppo era chiuso perché ad agosto è terminata la stagione.
Un altro tratto di strada ci ha portato ad Atlanta, dove si trova uno dei muffler man più famosi della Route 66, una scultura gigante di un uomo con un hot dog tra le mani.
Proseguendo ci siamo fermati ad un’altra delle attrazioni strane lungo questa strada, il carro coperto più grande del mondo. Sì, avete letto bene, è un carro coperto gigante con una statua di Abraham Lincoln sopra, un’installazione davvero bizzarra e unica nel suo genere. È impossibile non fare una foto davanti a una cosa simile!

Dopo una giornata piena di fermate interessanti e curiose, ci siamo diretti infine verso Springfield, dove siamo arrivati nel tardo pomeriggio. Vista l’ora tardi per visitare la città, siamo andati da Cozy Dog Drive-In per una cena veloce. Questo è uno dei posti più iconici per mangiare uno dei cibi più famosi d’America: il corn dog.
Alla fine della giornata, eravamo stanchi ma soddisfatti, e il pensiero che la nostra avventura lungo la “Mother Road” era appena iniziata ci ha fatto sorridere. Non vedevamo l’ora di scoprire cosa ci riservava il prossimo giorno!
Giorno 4: Da Springfield a St Louis
Il quarto giorno è iniziato con una dose di storia e si è concluso con il tramonto più bello che abbiamo visto finora.
Siamo partiti da Springfield, dove abbiamo dedicato la mattinata a scoprire un po’ di più sulla figura di Abraham Lincoln. La prima tappa è stata la tomba di Lincoln; poi abbiamo visitato il museo dedicato al presidente, un luogo incredibile che mescola storia e tecnologia in modo super coinvolgente. Dopo il museo, ci siamo fermati anche davanti alla sua casa storica e poi abbiamo fatto una passeggiata per il centro città.

Lasciata Springfield, ci siamo messi in macchina e abbiamo imboccato uno dei tratti più particolari della Route 66, conosciuto come Illinois Brick Road. È un tratto di strada fatto interamente con i mattoni rossi originali della Route, e percorrerla è stato come fare un tuffo nel passato.
Proseguendo, abbiamo fatto una sosta al Litchfield Museum & Route 66 Welcome Center, un piccolo museo che racconta la storia di questa strada leggendaria e di come abbia cambiato il volto dell’America. È stato un posto perfetto per riprendere fiato e fare un pranzo veloce ai tavoli da picnic all’esterno.

Il nostro viaggio ci ha portati poi all’Henry’s Rabbit Ranch, ma dobbiamo ammettere che non ci ha entusiasmato. L’idea delle tombe dei conigli morti ci è sembrata un po’ macabra, e l’intera atmosfera non ci ha lasciato un bel ricordo.
Dopo una sosta piuttosto breve, siamo ripartiti, pronti per qualcosa di più divertente, e l’abbiamo trovato al Pink Elephant Antique Mall. Questo posto è davvero surreale: una combinazione di negozio di antiquariato e attrazioni kitsch. L’enorme elefante rosa all’esterno è perfetto per le foto, e dentro abbiamo perso un po’ di tempo esplorando le cose più strane che si possano immaginare.

La tappa successiva è stata il Luna Café, un locale storico degli anni ’40 e un’icona della Route 66 famosa per la sua insegna al neon vintage. Entrarci è stato come fare un salto indietro nel tempo, e la cosa più interessante è stata scoprire la foto di Al Capone all’interno (si dice che questo locale fosse il suo nascondiglio preferito).
Dopo ci siamo fermati all’Old Chain of Rocks Bridge, un ponte che attraversa il fiume Mississippi collegando Illinois e Missouri e che era parte integrante della Old Route 66. A quel punto, eravamo pronti per lasciare l’Illinois ed entrare in Missouri.

Finalmente arrivati a St. Louis, la nostra destinazione per la serata. La nostra prima tappa è stata l’Anheuser-Busch Brewery, uno dei più famosi birrifici d’America. Abbiamo fatto un tour guidato che ci ha portato a scoprire la storia della birra Budweiser e il processo di produzione. La parte migliore? Ovviamente la degustazione alla fine del tour. Con una buona birra in mano, ci siamo rilassati prima di continuare la nostra giornata e dirigerci verso il Gateway Arch, il simbolo di St. Louis. Non siamo saliti, ma ci siamo goduti la vista dal parco sottostante, dove l’arco si staglia maestoso contro il cielo.

Sulla strada verso il nostro hotel, il cielo ci ha regalato un tramonto spettacolare. La sfera del sole sembrava scendere proprio davanti a noi, tingendo tutto di arancione.
Dopo il check-in, siamo andati a cena da Blueberry Hill, un locale iconico nel quartiere Delmar Loop, famoso per la sua atmosfera unica e per i toasted ravioli, che non potevamo non provare. Questi ravioli croccanti fuori e ripieni dentro, serviti con salsa marinara, sono stati una vera delizia e il modo perfetto per concludere una giornata così ricca di emozioni.

Giorno 5: Da St Louis al Kansas
Il quinto giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è stato un susseguirsi di tappe incredibili, passando dal Missouri al Kansas. Siamo partiti presto da St. Louis e ci siamo diretti verso Cuba, una piccola cittadina che è praticamente un museo a cielo aperto grazie ai suoi numerosi murales. Ogni parete racconta una storia legata alla comunità o alla storia della Route 66, e ci siamo divertiti a cercarli tutti e scattare foto.
Prima di rimetterci in viaggio, abbiamo fatto una sosta al Wagon Wheel Motel, uno dei motel storici più iconici della Mother Road. Anche se non ci abbiamo dormito, solo vederlo dal vivo è stato come fare un tuffo negli anni ’30.

Proseguendo, ci siamo fermati a vedere un’attrazione davvero particolare: The World’s Second Largest Rocker, una gigantesca sedia a dondolo che domina il paesaggio. È così grande che è impossibile non notarla, ed è una di quelle stranezze che solo la Route 66 sa offrire. Abbiamo fatto una breve sosta anche al Totem Pole Trading Post, un negozio che purtroppo abbiamo trovato chiuso, ma che si definisce il più longevo della Route 66 in Missouri.
L’ora di pranzo è arrivata proprio mentre eravamo nei pressi di Springfield (sì, c’è una anche in Missouri), e non potevamo non fermarci da Red’s Giant Hamburg, un locale storico famoso per aver servito il primo drive-thru al mondo. Uno dei panini più buoni di sempre!

Dopo pranzo, abbiamo raggiunto uno dei luoghi più iconici della Route 66: Gary’s Gay Parita, una stazione di servizio ricostruita che sembra uscita direttamente dagli anni ‘30. Qui abbiamo incontrato il proprietario, una persona davvero fantastica, sempre pronta a raccontare aneddoti sulla Route 66 e sulla vita lungo questa strada.
La tappa successiva è stata Red Oak II, una sorta di villaggio museo creato dall’artista Lowell Davis. Ogni edificio è un pezzo di storia salvato e restaurato, ed è stato bello passeggiare in questo luogo davvero unico nel suo genere.

Dopo Red Oak II, siamo usciti dal Missouri ed entrati in Kansas, pronti a percorrere il più breve tratto di Route 66. La nostra prima sosta in Kansas è stata a Galena, dove abbiamo visto il famoso Route 66 Cruisers e Cars on the Route, un piccolo angolo dedicato alle automobili d’epoca e ai fan di “Cars“, il film della Pixar. Lì c’è anche il camion che ha ispirato il personaggio di Cricchetto!
Da lì ci siamo diretti al Rainbow Bridge, l’ultimo ponte originale in cemento della Route 66 rimasto in Kansas. E poi, prima di concludere la giornata, ci siamo fermati al confine dei tre stati, dove Missouri, Kansas e Oklahoma si incontrano. È stato divertente essere in tre posti contemporaneamente, anche se solo per qualche minuto.

Giorno 6: Dal Kansas a Oklahoma City
Il sesto giorno sulla Route 66 è stato un vero mix di storia e stranezze, attraversando il confine dal Kansas all’Oklahoma e spingendoci fino a Oklahoma City.
La nostra prima tappa è stata Allen’s Conoco Fillin’ Station, una vecchia stazione di servizio che esce da un muro di mattoni. Proprio di fronte a questa si trova Dairy King, famoso per i suoi biscotti a forma di scudetto della Route 66, ma purtroppo era troppo presto e il locale era chiuso.

Siamo ripartiti e poco dopo ci siamo fermati all’Hi-Way Café, un locale dallo stile retrò che trasuda storia della Mother Road. Anche se era troppo presto per un pasto completo, ne abbiamo approfittato per un caffè e uno spuntino veloce, immersi nell’atmosfera autentica del posto.
La tappa successiva è stata una delle più iconiche della giornata: la Blue Whale of Catoosa, una gigantesca balena blu che sembra spuntare fuori da un laghetto. È uno di quei luoghi strambi che rendono la Route 66 unica.

Dopo la Blue Whale, abbiamo raggiunto Tulsa. Qui ci siamo fermati a pranzo da Tally’s Good Food Café, famoso per la bistecca di pollo fritta. È stato un pranzo abbondante e delizioso, proprio quello che ci serviva per affrontare il resto della giornata.
Prima di lasciare Tulsa, non potevamo perderci la Golden Driller Statue, una statua gigante di un operaio petrolifero che simboleggia l’eredità industriale dell’Oklahoma, e Buck Atom’s Cosmic Curios on 66, un negozio di souvenir fuori dal comune, dominato da una statua gigante di un astronauta cowboy.

Più avanti, abbiamo scoperto un luogo unico e bizzarro: OK County 66 – John’s Place, un magazzino che è quasi una sorta di ricostruzione della Route 66 in miniatura. Passeggiare tra queste piccole meraviglie è stato come rivivere in scala ridotta il nostro viaggio.
La nostra ultima tappa lungo la strada è stata Pops 66, un locale famoso per la sua collezione infinita di bibite di ogni colore e gusto. L’insegna con la gigantesca bottiglia al neon è già di per sé uno spettacolo, ma entrare dentro è come trovarsi in un paradiso di soda. Ne abbiamo approfittato per comprarne alcune ai gusti più disgustosi possibili XD

Finalmente siamo arrivati a Oklahoma City, dove la prima cosa che abbiamo fatto è stata visitare l’Oklahoma City National Memorial & Museum, un luogo che commemora le vittime dell’attentato del 1995.
Per cena, ci siamo avventurati nel quartiere di Bricktown e abbiamo scelto di mangiare da Pearl’s Crabtown, un locale famoso per i suoi piatti di pesce. Stanchi ma felici, siamo rientrati in hotel pronti per affrontare un altro giorno sulla leggendaria Route 66.

Giorno 7: Da Oklahoma City ad Amarillo
Il settimo giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 ci ha portato da Oklahoma City ad Amarillo, attraversando il confine tra Oklahoma e Texas. Una giornata ricca di contrasti, tra storia, stranezze e tanto, tanto asfalto.
Siamo partiti presto con una prima sosta al Cherokee Trading Post, un negozio di souvenir che è un vero paradiso per chi ama l’artigianato e gli oggetti legati alla cultura dei nativi americani. Abbiamo curiosato tra gioielli, coperte e ceramiche, e ovviamente non abbiamo resistito a comprare qualche ricordino.
Da lì, ci siamo diretti verso Clinton per visitare l’Oklahoma Route 66 Museum, una tappa imperdibile per chi vuole immergersi nella storia della Mother Road. Il museo è fatto benissimo: ci sono vecchie insegne al neon, auto d’epoca e una serie di stanze che raccontano l’evoluzione della Route 66 attraverso i decenni. È stato come fare un salto indietro nel tempo, e ci ha dato ancora più motivazione per continuare il nostro viaggio.

Dopo il museo, abbiamo raggiunto una delle tappe più bizzarre della giornata: il Sandhills Curiosity Shop. Questo posto è una specie di santuario dedicato alla Route 66, pieno di oggetti assurdi e caotici. Il proprietario, Harley, è un vero personaggio, e ci ha intrattenuti con una performance musicale improvvisata.
È uno di quei luoghi che ti fa capire quanto la Route 66 sia speciale, non solo per i posti che vedi, ma per le persone che incontri.

Più avanti, ci siamo fermati a Texola, una città fantasma al confine tra Oklahoma e Texas. Onestamente, non ci ha colpiti granché: gli edifici abbandonati e l’atmosfera desolata erano più tristi che affascinanti. Dopo una breve sosta per qualche foto, siamo ripartiti, emozionati di entrare finalmente in Texas.
La nostra prima tappa texana è stata la Conoco Tower Station & U-Drop Inn Café a Shamrock, un edificio in stile Art Déco che ha dato ispirazione al negozio di vernici di Ramon nel film Cars. È una vecchia stazione di servizio e caffetteria che è stata restaurata e oggi è uno dei luoghi più fotografati lungo la Route 66.
Proseguendo, abbiamo visitato il Devil’s Rope Museum a McLean, un museo dedicato al filo spinato. Sì, avete capito bene: un intero museo sul filo spinato. È uno di quei posti talmente strani che incuriosisce, ma allo stesso tempo ci siamo chiesti chi mai abbia avuto l’idea di crearlo. È stato decisamente il museo più assurdo che abbiamo visto finora!
Dopo questo, siamo passati accanto alla Britten Leaning Water Tower, una torre dell’acqua inclinata che sembra sul punto di cadere ma sta lì ferma, quasi a voler sfidare le leggi della gravità.

Finalmente, nel pomeriggio, siamo arrivati ad Amarillo, ma prima di rilassarci in hotel siamo andati a vedere il famoso Cadillac Ranch. È un’installazione artistica unica: dieci Cadillac sepolte nel terreno, tutte ricoperte di graffiti coloratissimi. Abbiamo preso delle bombolette spray e aggiunto il nostro contributo artistico. È stato molto divertente; questa è una di quelle tappe che non puoi perdere se passi di qui!

Dopo il check-in in hotel, ci siamo concessi un po’ di relax in piscina. La giornata si è conclusa alla grande con una cena al leggendario Big Texan Steak Ranch, famoso per la sfida della bistecca da due chili. Nessuno di noi ha avuto il coraggio di partecipare, ma un signore nel locale l’ha fatta e ha vinto! Noi ci siamo accontentati di mangiare delle semplici costolette, che comunque erano enormi e incredibilmente buone.

Giorno 8: Da Amarillo a Santa Fe
L’ottavo giorno del nostro viaggio ci ha portati da Amarillo a Santa Fe, in New Mexico. La mattina è iniziata presto con una sosta alla Magnolia Gas Station, una vecchia stazione di servizio restaurata che sembra uscita direttamente dagli anni ‘50.
Poco dopo, siamo arrivati a uno dei luoghi simbolo della Route 66: il Midway Point, il punto esatto a metà strada tra Chicago e Los Angeles. È stato un momento speciale, uno di quelli in cui realizzi quanto sia incredibile questa avventura.

Ripresa la strada, abbiamo raggiunto Tucumcari, una cittadina che sembra un museo a cielo aperto dedicato alla Route 66 grazie ai suoi numerosi murales.
Abbiamo iniziato con una visita a TeePee Curios, un negozio di souvenir a forma di tepee pieno di oggetti vintage e ricordi della Route. Poi ci siamo fermati al Blue Swallow Motel, un’icona della Mother Road con le sue insegne al neon e l’auto d’epoca parcheggiata davanti. Infine, abbiamo dato un’occhiata a La Cita, un ristorante messicano con un enorme sombrero sul tetto: impossibile non notarlo!

Da lì abbiamo guidato per circa due ore e mezza fino al Pueblo di Pecos – Pecos National Historical Park. Purtroppo, appena arrivati ha iniziato a piovere, così ci siamo rifugiati in auto per pranzare con i panini che avevamo preparato. Ma la fortuna è stata dalla nostra parte, perché dopo poco ha smesso e abbiamo potuto fare un piccolo hiking nel parco.
Il percorso era facile e ci ha permesso di esplorare le rovine del pueblo e ammirare il panorama circostante, che era semplicemente spettacolare. Camminare in mezzo a tanta storia, tra i resti di questa antica comunità, è stato emozionante.

Nel pomeriggio siamo finalmente arrivati a Santa Fe, e che meraviglia questa città! Abbiamo iniziato con un giro del centro storico e della famosa Santa Fe Plaza, dove l’architettura in stile adobe e i colori caldi delle case creano un’atmosfera unica.
Ci siamo fermati davanti alla Cattedrale di San Francesco d’Assisi, imponente e bellissima, e poi abbiamo passeggiato lungo Canyon Road, famosa per le sue gallerie d’arte e le sculture a cielo aperto.

Dopo il check-in in hotel, abbiamo deciso di concludere la giornata con uno spettacolo naturale: il tramonto visto dalla Cross of the Martyrs, una croce in cima a una collina da cui si ha una vista incredibile su Santa Fe. Nonostante il cielo nuvoloso, i colori caldi del tramonto che si riflettevano sulle case in adobe erano davvero indimenticabili. Abbiamo scattato tante foto, ma nulla rende giustizia alla bellezza di quel momento.
Per cena, siamo andati in un ristorante messicano dove abbiamo mangiato un guacamole davvero buonissimo che ci ha ricordato il nostro viaggio in Messico.

Giorno 9: Da Santa Fe a Gallup
Il nono giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è iniziato con un percorso alternativo, ma incredibilmente scenografico: il Turquoise Trail, una strada che collega Santa Fe ad Albuquerque attraversando paesaggi spettacolari e paesini che sembrano usciti da un altro tempo.
La nostra prima tappa è stata Cerrillos, un minuscolo villaggio che una volta era un centro minerario del turchese. Le stradine polverose e le vecchie case di legno ci hanno fatto sentire come in un film western, e abbiamo fatto una breve passeggiata prima di rimetterci in viaggio.
Poco dopo siamo arrivati a Madrid, una cittadina artistica che ci ha conquistati con le sue gallerie, negozi di artigianato e caffè colorati. Ci siamo presi un caffè e abbiamo curiosato tra le boutique, con l’impressione di essere finiti in una versione bohemien del selvaggio West.

Riprendendo la strada, siamo saliti fino a Sandia Crest, un punto panoramico che si trova a oltre 3.200 metri di altezza. La vista da lassù era mozzafiato: si vedeva tutta la valle e anche oltre, con i colori della terra che si mescolavano in un mosaico infinito.
Dopo aver scattato una serie infinita di foto, siamo scesi verso Albuquerque, pronti a scoprire una delle città più iconiche del New Mexico.

Appena arrivati, ci siamo fermati per pranzo al 66 Diner, un vero gioiello in stile anni ’50. L’atmosfera retrò e i dettagli curati del locale ci hanno fatto davvero immergere nello spirito della Route 66. Con la pancia piena, abbiamo iniziato a esplorare il centro di Albuquerque.
Per i fan di Breaking Bad, questa città è una tappa obbligata. Siamo andati a vedere la sede di Los Pollos Hermanos, che nella realtà è un fast food messicano, ed è stato surreale trovarsi in un luogo così iconico della serie. Abbiamo anche visitato il piccolo Breaking Bad Museum, dove sono esposti oggetti di scena, costumi e foto dal set.
Per concludere il tour a tema, ci siamo fermati davanti alle statue di Walter White e Jesse Pinkman, che si trovano all’interno dell’Albuquerque Convention Center.

Nel tardo pomeriggio siamo ripartiti per raggiungere Gallup, al confine con l’Arizona. Lungo il tragitto, i paesaggi sono cambiati di nuovo: grandi distese desertiche punteggiate da rocce rosse che richiamano i canyon dell’Arizona. Per la notte abbiamo dormito all’Historic El Rancho Hotel, un’icona della Route 66. Questo hotel ha ospitato attori di Hollywood negli anni d’oro del cinema western, e l’atmosfera che si respira è davvero speciale.
Giorno 10: Da Gallup a Williams
Il decimo giorno era uno di quelli che aspettavamo con più ansia, perché sapevamo che questa giornata sarebbe stata diversa da tutte le altre della Route 66. Non che non ci stessimo godendo il viaggio, ma l’idea di esplorare finalmente un parco nazionale ci faceva davvero sognare. Così, dopo aver lasciato il New Mexico, siamo finalmente entrati in Arizona, pronti per visitare il Petrified Forest National Park.
La prima tappa è stata la parte nord del parco, quella dedicata al Painted Desert. La vista di questo paesaggio da cartolina, con le sue sfumature di rosso, rosa e arancio, ci ha fatto subito sentire come se fossimo finiti in un altro mondo. Abbiamo fatto qualche fermata panoramica con l’auto, e poi ci siamo incamminati lungo il Rim Trail, un piccolo sentiero che ci ha regalato una vista incredibile sulla distesa di terra colorata e ci ha fatto apprezzare ancora di più la bellezza di questo parco.

Dopo ci siamo diretti verso la parte sud del parco, quella che ospita la famosa Petrified Forest. Abbiamo fatto diversi sentieri, iniziando con il Giant Logs Trail, che ci ha permesso di vedere alcuni degli alberi pietrificati più grandi. Incredibile pensare che questi tronchi, che una volta erano alberi secolari, sono diventati delle vere e proprie pietre!
Poi siamo passati al Crystal Forest Trail, dove abbiamo avuto l’opportunità di vedere dei pezzi di legno pietrificato ancora più brillanti e colorati, ma il vero colpo di scena è stato il Blue Mesa Trail. Questo sentiero è stato, senza ombra di dubbio, il più spettacolare della giornata, con paesaggi che sembravano usciti da una cartolina!

Dopo aver esplorato il parco, siamo tornati sulla Route 66 e ci siamo fermati al Wigwam Motel, un motel con le tipiche tende wigwam che sono diventate un simbolo della Route. Poi abbiamo fatto tappa a Winslow, famosa per la canzone degli Eagles “Take It Easy”.
Successivamente, siamo arrivati a Williams, una piccola città che è diventata un punto di riferimento per chi si dirige al Grand Canyon. La sera, intorno alle 19, c’è sempre uno spettacolo di pistoleri del Far West che si esibiscono in strada. È stato molto divertente vedere la gente del posto vestita in abiti d’epoca, imitando le sparatorie dei vecchi western.

Dopo lo spettacolo, la nostra fame ci ha portato a mangiare una pizza veloce da Pizza Hut. Infine, per concludere la serata in modo memorabile, abbiamo deciso di assaggiare le bibite disgustose che avevamo comprato da Pops 66. Diciamo solo che non sono state proprio il massimo… anzi, erano davvero orribili XD
Giorno 11: Visita del Grand Canyon
L’undicesimo giorno è stato dedicato ad una deviazione che non potevamo assolutamente perderci: il Grand Canyon. Ok, non sta ufficialmente lungo la Route 66, ma se passi da Williams e non vai a vedere una delle meraviglie naturali più famose al mondo, stai semplicemente sbagliando qualcosa.
La mattina, prima di partire, ci siamo presi un po’ di tempo per visitare Williams. Questa cittadina, con le sue vibe da vecchio West ci ha davvero conquistati. Dopo aver fatto un giro e scattato qualche foto, siamo saliti in auto e ci siamo diretti verso il Grand Canyon, che si trova a circa un’oretta o poco più di strada.

La nostra prima tappa al parco è stata Mather Point, il classico “biglietto da visita” per chi visita il Grand Canyon per la prima volta. E che dire? Anche se per noi non era la prima visita, è sempre emozionante ritrovarsi davanti a quell’immensità.
Per gli altri del gruppo, invece, è stato un momento davvero speciale: un mix di stupore e commozione. Questo è uno di quei posti che ti fanno sentire piccolo piccolo e ti lasciano senza fiato. Dopo esserci riempiti gli occhi di bellezza, ci siamo diretti al Grand Canyon Village per pranzare e ricaricare le energie.

Nel pomeriggio, abbiamo esplorato la parte ovest del parco, Hermit Road, che è accessibile solo con le navette della red line. Un’esperienza super comoda e organizzata: basta salire e scendere dove preferisci.
Ci siamo fermati in un paio di punti panoramici lungo il percorso, ognuno con una vista diversa e mozzafiato. Dopo essere tornati al village, abbiamo deciso di prepararci per il tramonto. Prima di proseguire, perciò, ci siamo procurati delle birre, perché, diciamocelo, ammirare il tramonto con una birra in mano è tutta un’altra cosa.

Per il tramonto, ci siamo diretti a Shoshone Point, un punto panoramico un po’ nascosto che ci era stato consigliato anni fa dalla proprietaria del B&B dove alloggiavamo. Per arrivarci, c’è un piccolo hiking di circa venti minuti, niente di complicato, ma abbastanza da scoraggiare i turisti più pigri. Ed è proprio questo il bello: quando arrivi, ti ritrovi davanti a una vista spettacolare, in totale tranquillità, lontano dalla folla.
Il cielo era un po’ nuvoloso e ha coperto il sole in alcuni momenti, ma il panorama era comunque da togliere il fiato. Abbiamo brindato, scattato foto e ci siamo goduti il momento, con quella sensazione di pace che solo posti così riescono a darti.

Con il buio che calava, abbiamo ripreso la strada verso Williams e ci siamo fermati lungo il percorso in un diner per una cena semplice ma soddisfacente. Quando siamo tornati in hotel, eravamo stanchi ma con il cuore pieno di gratitudine per una giornata che resterà impressa nei nostri ricordi.
Giorno 12: Da Williams a Las Vegas
Il dodicesimo giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è stato un mix di sorpresa, trash e puro divertimento. Partiti da Williams con l’idea di proseguire verso Barstow in California, abbiamo deciso all’ultimo minuto di stravolgere i piani e fare una deviazione verso Las Vegas, e ragazzi, è stata la decisione più folle e azzeccata del viaggio!
La giornata è iniziata con una tappa a Seligman, uno dei luoghi più iconici della Route 66, a cui è stata ispirata la cittadina Radiator Springs di Cars. Appena arrivati, siamo stati catapultati in un mondo vintage, pieno di colori e un po’ kitsch. Non poteva mancare una sosta da Delgadillo’s Snow Cap; poi ci siamo persi tra i negozi di souvenir e le stramberie di Route 66 Road Relics e Angel & Vilma Delgadillo’s Original Route 66 Gift Shop, dove ogni angolo racconta una storia della Mother Road. Abbiamo scattato foto davanti al murales del Seligman Grocery Market, curiosato da Rusty Bolt e Copper Cart, e ammirato il fascino d’epoca di Historic Seligman Sundries. Tutto qui grida “Route 66” in modo genuino e un po’ teatrale, ed è impossibile non lasciarsi coinvolgere.

Ripresa la strada, ci siamo fermati da Hackberry General Store, che sembra un set cinematografico: vecchie pompe di benzina, insegne arrugginite e un’atmosfera che sembra cristallizzata nel tempo.
Abbiamo comprato qualche souvenir e fatto un milione di foto prima di continuare verso Kingman, dove ci ha accolto il maestoso Kingman Route 66 Arch e il bellisimo Mr D’z Route 66 Diner, un locale in puro stile anni ’50 con arredi rosa e turchese.
Dopo, ci siamo diretti alla Cool Springs Station, dove abbiamo trovato la gigantesca scritta “Route 66” sulla strada. Da lì, la strada si è fatta più selvaggia e abbiamo raggiunto Oatman, una ghost town piena di asinelli che girano liberi per le strade.

A questo punto avremmo dovuto proseguire verso la California e fermarci al Roy’s Motel & Café, ma la voglia di cambiare aria e fare qualcosa di diverso ha preso il sopravvento: abbiamo impostato il navigatore su Las Vegas e ci siamo diretti verso il Nevada, con un misto di eccitazione e follia.
Arrivati a Las Vegas, il contrasto con i paesaggi desertici della Route 66 era surreale. Abbiamo fatto il check-in all’hotel Excalibur, un castello gigante e un po’ pacchiano che sembrava perfettamente in linea con lo spirito trash del nostro viaggio. L’esterno è esagerato, ma le camere erano super confortevoli, quindi ci siamo rilassati un po’ prima di buttarci nella frenesia di Vegas.

Abbiamo cenato da In-N-Out, un must per un’esperienza americana autentica, e poi siamo andati a vedere lo spettacolo delle fontane davanti al Bellagio Hotel.
Dopo aver visitato l’interno degli hotel più iconici di Las Vegas, abbiamo deciso di farci trasportare dallo spirito della città. Tra casinò e slot machine, ci siamo divertiti a tentare la fortuna: io ho vinto qualche soldino, giusto per il tempo di esultare, perché l’ho perso subito dopo (tipico, no?) XD

Giorno 13: Da Las Vegas a Santa Monica
Il tredicesimo giorno è stato un mix di emozione e nostalgia, con la consapevolezza che stavamo arrivando alla fine del nostro incredibile viaggio lungo la Route 66.
La giornata è iniziata un po’ più tardi del solito, e non poteva essere altrimenti: la notte precedente a Las Vegas si era conclusa tra luci sfavillanti e slot machine, quindi ci siamo concessi qualche ora di sonno in più. Dopo un caffè veloce, prima di lasciare la città, ci siamo fermati al celebre cartello Welcome to Las Vegas per scattare la classica foto di rito.

Lasciata alle spalle Las Vegas, siamo saliti in macchina diretti verso la California. Il paesaggio ha cominciato a cambiare rapidamente, trasformandosi in quello tipico del deserto californiano, con la Route 66 che sembrava infinita davanti a noi.
La prima tappa è stata l’Elmer’s Bottle Tree Ranch, un giardino pieno di alberi costruiti con bottiglie di vetro colorate.
Proseguendo verso ovest, ci siamo fermati all’Original McDonald’s Museum a San Bernardino. Il museo si trova dove sorgeva il primo McDonald’s ed è pieno di cimeli vintage, dal packaging dei panini agli spot pubblicitari di un tempo. Abbiamo fatto un viaggio nel passato tra vecchie insegne e oggetti che raccontano la storia del fast food più famoso al mondo.

Dopo un lungo tratto di guida, finalmente siamo arrivati a Los Angeles e, più precisamente, a Santa Monica, dove la Route 66 raggiunge il suo epico finale.
Dopo aver fatto il check-in nel nostro hotel, ci siamo messi prima in marcia verso Venice Beach. L’atmosfera qui è unica: tra artisti di strada, skateboarder e negozietti di souvenir, sembra di entrare in un mondo a parte. Ci siamo fermati a passeggiare sul lungomare, godendoci il sole e l’energia vibrante di questo luogo iconico.

Il momento più emozionante della giornata è stato quando siamo arrivati al molo di Santa Monica, proprio al tramonto. Il cartello che segna la fine della Route 66 ci ha accolto, ed è stato impossibile non sentire un po’ di orgoglio per aver completato questo viaggio epico.
Abbiamo anche comprato il certificato di completamento della Route 66 in un negozietto sul molo, un piccolo trofeo che porteremo sempre con noi.

Per concludere la serata, siamo andati a cena da Bubba Gump, il famoso ristorante di Forrest Gump. È stata una giornata intensa, nostalgica e piena di emozioni, ma anche il perfetto finale per un’avventura che porteremo sempre nel cuore.
Giorno 14: I luoghi più iconici di Los Angeles
Il nostro penultimo giorno in California è iniziato con una sveglia tardi, perché dopo tante giornate intense di viaggio, sentivamo il bisogno di prendercela con calma.
La prima tappa è stata South Palm Drive, la classica strada da cartolina con le palme californiane che sfilano lungo i lati della strada.
Poi ci siamo diretti a Beverly Hills, dove abbiamo passeggiato tra le boutique di lusso di Rodeo Drive. La tappa successiva è stata un giro in auto sulle colline di Bel Air, nella speranza di intravedere qualche villa di celebrità. Ovviamente non abbiamo visto nessuno di famoso, ma è stato comunque interessante vedere quei quartieri eleganti e perfettamente curati, un mondo completamente diverso dal nostro.

Dopo Bel Air, ci siamo spostati al Lake Hollywood Park, da cui si ha una vista fantastica sulla famosa scritta di Hollywood. Abbiamo scattato qualche foto e poi ci siamo diretti nel cuore di Hollywood. La Walk of Fame è esattamente come ve la immaginate: caotica, piena di gente e un po’ kitsch, ma imperdibile.

Nel pomeriggio ci siamo spostati al Griffith Observatory, un luogo iconico che offre una vista spettacolare su Los Angeles. Abbiamo esplorato l’interno, curiosando tra le esposizioni di astronomia, e poi ci siamo posizionati sulla terrazza per aspettare il tramonto. E che tramonto! È stato uno di quei momenti in cui ti rendi conto di quanto sia straordinaria la vita quando hai la possibilità di vivere esperienze così.
Per concludere la giornata in bellezza, siamo andati da Mel’s Drive-In per la nostra ultima cena. Il locale aveva un’atmosfera retrò fantastica, perfetta per chiudere il nostro viaggio con stile.

Giorno 15: Si ritorna a casa
L’ultimo giorno del nostro viaggio lungo la Route 66 è stato un mix di nostalgia e gratitudine.
Ci siamo svegliati con calma, sapendo che di lì a poco avremmo dovuto lasciare tutto questo dietro di noi, e ci siamo concessi un’altra colazione americana come si deve da Mel’s Drive-In, lo stesso diner della sera prima che ci aveva conquistati con la sua atmosfera retrò. Un pancake gigante e un caffè bollente sono stati il modo perfetto per salutare questo viaggio incredibile.

Dopo la colazione, non potevamo andarcene senza fare un’ultima passeggiata sulla spiaggia. Camminare sulla sabbia, con il rumore delle onde in sottofondo, ci ha fatto pensare a quanto fosse speciale concludere un’avventura così iconica proprio lì, dove la Route 66 si tuffa nell’Oceano Pacifico.
Abbiamo anche fatto un ultimo giro sul molo di Santa Monica per comprare gli ultimi souvenir da portare a casa. Verso le 11.30 ci siamo diretti all’aeroporto, abbiamo riconsegnato le auto, fatto il check in e ci siamo messi comodi in attesa del volo per rientrare in Italia.

Così siamo tornati a casa, pieni di soddisfazione, consapevoli di aver vissuto un’avventura che resterà con noi per sempre. Perché la Route 66 non è solo una strada, ma un’esperienza che vi entra dentro, un viaggio che non dimenticherete mai!
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Scritto da ALESSIA CILVANI
Su Instagram sono @wanderlustabout, classe ’94. Amante della fotografia, le mie più grandi passioni sono i viaggi, i libri e la pizza…non necessariamente in quest’ordine. Adoro la pianificazione di un viaggio quasi quanto il viaggio stesso.

