La provincia di Ha Giang si trova nel nord del Vietnam, al confine con la Cina. Nota per i suoi paesaggi mozzafiato, picchi calcarei, ripide valli, strade tortuose e risaie terrazzate, è una regione rurale con una popolazione composta principalmente da minoranze etniche.

Ha Giang è stata l’ultima zona del Vietnam ad aprirsi al turismo. Pensate che prima dell’apertura della “Happiness Road” nel 1967, la regione era praticamente isolata dal resto del Vietnam. Negli ultimi anni, però, la popolarità di Ha Giang e delle bellezze che offre sta crescendo rapidamente tra i turisti aumentando così anche il benessere delle popolazioni locali.

Quando andare ad Ha Giang: il periodo migliore

Il periodo migliore per andare ad Ha Giang è da settembre a novembre, quando le risaie dorate sono in piena fioritura e le temperature sono molto piacevoli tra i 15 e i 25°C, e da marzo a maggio, quando il clima è ancora secco.

I mesi da dicembre a febbraio possono essere abbastanza freddi, con temperature che scendere fino 5°C, mentre da giugno ad agosto il clima è umido e molto caldo, con acquazzoni molto frequenti.

Cos’è l’Ha Giang Loop?

La provincia di Ha Giang è conosciuta soprattutto per quello che viene chiamato Ha Giang Loop, un percorso in strada che copre la regione più panoramica del Vietnam. Qui troverete le strade più belle non solo del Vietnam, ma di tutto il Sud Est Asiatico!

Questo leggendario viaggio in strada nel remoto nord del Vietnam è pieno di spettacolari passi di montagna aggrappati a ripide scogliere, panorami pazzeschi e comunità tribali che vivono ancora appartati dal resto del mondo.

Se la vostra idea del Vietnam è fatta di ripide terrazze di riso, vette calcaree, panorami mozzafiato e strade tortuose, questa è la destinazione perfetta per voi!

Come organizzare un tour di Ha Giang Loop in auto: perché scegliere YESD

Probabilmente il modo più famoso di percorrere l’Ha Giang Loop è in moto. Ma per chi, come noi, non sa guidare e non è solito stare giorni intere su una sella, la scelta più adatta e comoda è scegliere un tour in auto.

Per il nostro tour di Ha Giang ci siamo affidati a YESD Vietnam, un tour operator locale che si occupa di promuovere un turismo responsabile e con l’obiettivo di aumentare l’occupazione dei ragazzi del posto. Abbiamo scelto loro perché abbiamo apprezzato fin da subito la loro mission di un turismo autentico dando alle comunità locali un’opportunità di lavoro inserendole nei loro tour e aumentando in questo modo anche la consapevolezza dei turisti che si recano in queste zone. Oltre a promuovere un turismo responsabile, il 10% dei profitti dei loro tour viene dato ad un fondo comunitario.

Abbiamo optato per un tour di Ha Giang in auto di 4 giorni e non potevamo scegliere un tour operator migliore a cui appoggiarci! Di seguito vi mostro il nostro itinerario =)

Itinerario Ha Giang Loop: cosa vedere in 4 giorni

Giorno 1: Hanoi, Thon Tha Village

Per raggiungere Ha Giang da Hanoi ci vogliono 6/7 ore di auto, perciò la prima giornata è quasi tutta di trasferimento. Il driver di YESD ci è venuto a prendere alle 8.00 al nostro hotel di Hanoi con un bellissimo van luxury e noi già eravamo eccitatissimi a quelli che sarebbero stati i giorni più belli del nostro viaggio in Vietnam!

Lungo la strada ci siamo fermati in un ristorantino per mangiare. Prenotando il tour di 4 giorni con YESD, infatti, tutti i pasti sono inclusi.

Alle 15 siamo arrivati ad Ha Giang City, dove si è aggiunto al gruppo Ai, la nostra guida di YESD per i prossimi giorni. Non potevamo chiedere una guida migliore. Non solo è nato e cresciuto nel Nord del Vietnam, e quindi lo conosce benissimo, ma quando parla si percepisce l’amore per tutto quello che offre questa remota regione.

A pochi minuti di auto dal centro ci Ha Giang, abbiamo lasciato il van pronti per una bella passeggiata! Ci troviamo nel villaggio di Thon Tha, un’antico villaggio in cui vivono esclusivamente persone appartenenti al gruppo etnico Tay. Le loro abitazione sono tutte case su palafitte, realizzate in legno e bambù, con tetti di paglia di palma. Il nostro tour operator, YESD, sostiene questo villaggio fin da quando ha aperto, aprendo homestay e cercando di migliorare la vita delle persone del posto attraverso il turismo responsabile.

Il villaggio è circondato da risaie allagate, poiché la coltivazione del riso è il principale mezzo di sussistenza per la popolazione locale. E prima di incamminarci verso l’homestay, ci siamo fermati presso una bellissima cascata. Peccato che non faceva molto caldo perché era sarebbe stato fantastico fare un bagno!

Da qui, con un’oretta di passeggiata, siamo arrivati alla nostra homestay per questa notte. È stata una delle passeggiate più belle di sempre. La pace che ci ha trasmesso questo posto è impossibile da descrivere a parole. Ma non sono stati solo i paesaggi ad incantarci così tanto. Abbiamo incontrato tantissimi locali: bambini che giocavano con una specie di beyblade di legno, donne che coltivavano i campi, uomini che insegnavano ai bambini come raccogliere le pannocchie (Nello ha voluto provare anche lui). Abbiamo avuto modo di vedere come riescono a vivere davvero con poco e sempre con un sorriso in volto!

Per questa prima notte abbiamo dormito in una homestay di una famiglia Tay. Il nostro bungalow su palafitta era semplice, ma molto carino e con una vista incredibile sulle risaie circostanti. Dopo una doccia veloce siamo scesi giù per cena e abbiamo mangiato insieme alla proprietaria ed i suoi figli. Dopo a nanna, pronti per quello che ci aspettava il giorno seguente!

Giorno 2: Phuong Do Market, Happiness Road, Lung Tam Village, Ma Pi Leng Pass & Skywalk

Oggi è domenica, e prima di intraprendere il nostro viaggio in auto, ci siamo fermati al mercato domenicale di Phuong Do. Qui si riuniscono persone di vari gruppi etnici per scambiare beni, acquistare prodotti e socializzare. La nostra guida ci ha spiegato che nel Nord del Vietnam vivono più di 50 diverse minoranze etniche, ciascuna lingua, costumi e usanze proprie. Si può capire facilmente a quale gruppo appartiene una donna osservandone gli abiti; queste, infatti, si distinguono per i colori dei loro vestiti.

La visita di questo mercato ci è piaciuta davvero moltissimo. Non solo ci ha dato modo di conoscere la cultura locale e le tradizioni di alcuni gruppi etnici della zona, ma Ai ci ha spiegato come il mercato offra un’opportunità per sostenere le imprese e le comunità locali. Qui, infatti, si trovano tantissimi prodotti e beni locali, come frutta e verdura, ma anche carne e vermi (si, qui li mangiano e dicono siano buoni xD) e prodotti d‘artigianato.

Risaliti sul van, eravamo pronti per iniziare questo on the road leggendario conosciuto come Ha Giang Loop. Durante il viaggio ci siamo subito resi conto di come il paesaggio stesse cambiando: i campi di riso avevano lasciato il posto a dolci montagne collinari e canyon rocciosi mentre entravamo nell’area del parco geologico di Dong Van Karst Plateau Geopark, riconosciuto come patrimonio UNESCO. Questo era proprio ciò che ci aspettavamo dai paesaggi della provincia di Ha Giang: montagne imponente, valli senza fondo, terrazze di riso e panorami impossibili da descrivere per la loro bellezza.

Stavamo viaggiando sulla famosa “Happiness Road”, una strada di 180 km costruita negli anni ‘60 per volere dello stesso Ho Chi Minh, che dopo aver visitato Ha Giang si rese conto di come fosse difficile raggiungere le varie zone di quella provincia così remota dal resto del Vietnam. In passato, infatti, era quasi impossibile raggiungere i distretti settentrionali della provincia perché non c’era alcuna strada che collegasse i distretti più montuosi dalla città di Ha Giang e le persone erano costrette a camminare o a cavalcare per molti giorni. Questo rendeva difficile per le etnie locali che vivevano lì sviluppare la propria economia e, di conseguenza, la maggior parte di loro era davvero povera.

Tra il 1959 e il 1965 è stata così costruita la Happiness Road per aiutare le aiutare le minoranze etniche locali ad accedere alle pianure e a migliorare la loro vita. La storia dell’apertura di questa strada ed il motivo del quale è chiamata così è davvero sorprendente! Questa è stata costruita per mano di oltre 1.300 uomini e donne volontari che si lanciarono nella costruzione di questa strada con strumenti di lavoro semplici (non esistevano le attrezzature moderne) e in condizioni di lavoro davvero difficili dovute alla carenza di cibo e di acqua e con condizioni climatiche estreme (estati caldissime ed inverni freddissimi).

Molti di questi volontari hanno perso la loro vita, sacrificandosi per un “bene più grande” e proprio per questo motivo la strada ha preso il nome di “happiness road”, in onore del sacrificio di molti giovani che ha permesso la possibilità di una vita migliore per queste persone che non vivono più così isolate!

Lungo la strada ci siamo fermati in vari punti panoramici ed un paio di cascate. Ma quello che ci è piaciuto di più è stata la vista dal Cát Lý Camping sul fiume Song Lo che attraversa un piccolo canyon.

Poi ci siamo fermati nel villaggio di Lung Tam, un noto villaggio di tessitura tradizione del lino, uno dei pochi luoghi che ha conservato l’antica tradizione di tessitura tramandata di generazione in generazione. Questo mestiere non solo conserva l’identità culturale unica del popolo etnico, ma fornisce anche una fonte stabile di reddito per le famiglie locali.

Siamo andati a visitare una cooperativa locale gestita da un gruppo di donne H’mong che ci ha mostrato tutte le fasi di lavorazione del lino per avere abiti perfetti. Secondo le credenze H’mong, infatti, il tessuto di lino rappresenta una connessione tra il regno spirituale e quello terreno, fungendo da ponte affinché le anime dei defunti si riuniscano con i loro antenati. Pertanto, durante il processo di produzione viene posta grande enfasi sulla morbidezza, sulla durata e sul colore del tessuto.

Siamo ritornati sul van e abbiamo continuato il nostro on the road. Dopo un po’, ho preso il telefono e ho notato dalla mappa che eravamo praticamente nella parte di strada più vicina al confine con la Cina; solo pochi km ci separavano da questa. Ci trovavamo lungo il Ma Pi Leng Pass, il passo di montagna più a nord del Vietnam, considerato il Re dei passi montani.

Dopo una sosta in un punto panoramico sul parco geologico di Dong Van, ci siamo diretti verso il Ma Pi Leng Skywalk dove abbiamo intrapreso un meraviglioso hiking di 3 km lungo un percorso sopraelevato fino a ritornare sulla strada dove abbiamo ammirato la vista sul fiume Nho Que.

Un’altra mezzoretta di van e siamo arrivati nella città di Dong Van. Dopo una doccia veloce in hotel, siamo andati a cena dove i nostri nuovi amici ci hanno fatto provare la nostra prima hotpot. La cena è stata buonissima e accompagnata da quella che i locali chiamato “happy water” (acqua felice), liquore distillato con riso o mais. A fine cena eravamo un po’ brilli e, dopo vari brindisi con altri vietnamiti presenti nel locale, abbiamo partecipato anche ai balli di gruppo che si tenevano nel centro della città. Insomma, è stata una serata che non dimenticheremo!

Giorno 3: Palazzo del Re H’mong, Lao Xa Village, Tham Ma Pass, Lung Khuy Cave

Dopo colazione abbiamo proseguito l’on the road tra panorami mozzafiato e spettacolari passi di montagna per poi fermarci al Dinh Vua Mèo, il Palazzo del Re H’mong. Grazie alla sua storia e al suo valore culturale il palazzo è stato classificato come reliquia nazionale dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo del Vietnam nel 1993.

Più una villa che un vero e proprio palazzo, questo è stato costruito tra il 1898 e il 1907 interamente da mano umana, senza alcun supporto meccanico. Il palazzo si trova ai piedi di una valle circondata da alture. Grazie a questa topografia, l’intero edificio è protetto da archi di montagna che hanno fornito un’ottima difesa durante le guerre.

La decorazione interna del palazzo è davvero unica, una combinazione armoniosa di tre culture diverse: H’mong, francese e cinese. Per soddisfare i criteri di resistenza, gli operai utilizzarono la pietra come materiale principale, rendendo il palazzo più durevole al nemico e al tempo. Le pareti e i pilastri sono realizzati in legno, aggiungendo maestosità e flessibilità alle stanze. Un altro materiale è la terracotta per i tetti in tegole per renderli più facili da modellare e durevoli. Oggigiorno il palazzo è un museo dedicato alla storia del popolo H’mong e alla loro cultura.

La tappa successiva è stata il villaggio di Lao Xa, uno dei villaggi H’mong più belli del Vietnam e situato a pochi km dal confine con la Cina. Passeggiando per il villaggio abbiamo fatto la conoscenza di alcune famiglie locali e osservato le loro case costruite con argilla. Qui vivono circa 50 famiglie su un terreno completamente roccioso e ciò che ci ha colpito di più è come la gente possa sopravvivere in un luogo così pieno di rocce! Non hanno acqua per coltivare il riso, solo terra per coltivare il mais che rappresenta l’ingrediente principale sia per i loro pasti principali che come nutrimento per il bestiame.

Da qui abbiamo raggiunto il Tham Ma Pass, probabilmente il passo più fotografato del Vietnam, ovvero l’iconico tratto di strada a forma di S. Questo è lungo circa 5 km e si trova ad un’altitudine di 1500 metri.

L’ultima tappa della giornata è la stata la Lung Khuy Cave, considerata la grotta più bella dell’altopiano roccioso di Ha Giang. Scoperta di recente all’inizio del 2015, la grotta di Lung Khuy presenta all’interno schiere di stalattiti che si sono formati milioni di anni fa e che creano un bellissimo quadro naturale. Per raggiungere la grotta bisogna percorrere un sentiero in salita di circa 1 km, ma ne vale assolutamente la pena!

La nostra ultima notte ad Ha Giang abbiamo dormito in una bellissima homestay nel villaggio di Nam Da, un carinissimo bungalow con vista direttamente sulle risaie. È stato bellissimo interagire con la famiglia proprietaria della homestay, cenare con loro e soprattutto brindare con loro… qui in Vietnam si brinda tantissimo Xd

Giorno 4: Fairy Bosom, Quan Ba Heaven Gate, ritorno ad Hanoi

Il nostro ultimo giorno in questo paradiso… è arrivato il momento di rientrare ad Hanoi, ma prima ci siamo fermati a due tappe panoramiche imperdibili!

La prima tappa è stata il viewpoint di Fairy Bosom (seno fatato), due montagne gemelle che si distinguono dal resto del paesaggio per la loro forma singolare così armoniosa e arrotondata. Le due montagne di Fairy Bosom sono associate ad una leggenda locale secondo cui dall’amore tra un uomo H’mong ed una fata nacque un bellissimo bambino; non potendo, però, Cielo e Terra stare insieme, la fata dovette andarsene e, visto che il bambino aveva bisogno del latte materno, essa lasciò i suoi seni sulla Terra. La leggenda narra che grazie al latte della fata il clima locale sia sempre fresco e che i frutti siano buonissimi tutto l’anno.

L’ultimo stop è al Quan Ba Heaven Gate, ovvero “La porta del Paradiso”. Situata a 1500 metri d’altezza questa può essere considerata il punto d’accesso al paradiso di Ha Giang, o nel nostro caso il punto di uscita. Da qui, con un caldo caffè tra le nostre mani, ci siamo goduti la vista di uno dei panorami più belli di tutti sulla “Happiness Road” e ci siamo ripromessi di ritornare assolutamente in questo luogo magico, magari in viaggio di gruppo con voi!

Dopo aver salutato per l’ultima volta questi luoghi incantati, siamo risaliti sul nostro van, pronti per queste 6 ore di viaggio per rientrare ad Hanoi. È stato un viaggio davvero spettacolare, probabilmente l’esperienza più bella di tutto il nostro viaggio di 8 mesi in Sud Est Asiatico.

Dove andare dopo Ha Giang?

È difficile scegliere dove andare dopo aver visitato Ha Giang. Se volete vedere paesaggi simili potete spostarvi verso Sapa, la regione a nord ovest del Vietnam, altrimenti potete fare rientro ad Hanoi e da qui spostarvi verso Ninh Binh o fare una crociera nella Baia di Halong, una delle 7 meraviglie del mondo naturale.

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Scritto da ALESSIA CILVANI

Su Instagram sono @wanderlustabout, classe ’94. Amante della fotografia, le mie più grandi passioni sono i viaggi, i libri e la pizza…non necessariamente in quest’ordine. Adoro la pianificazione di un viaggio quasi quanto il viaggio stesso.

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